Jeans

Jeans

Un capo intramontabile

I Jeans, sono  Un capo intramontabile, l’unico che può essere davvero usato in qualsiasi occasione, un mito durevole, il jeans resterà il capo per eccellenza, il più diffuso, il capo che non ha età, e forse è proprio per questo, per la sua raggiungibilità, per le sue mille realizzazioni, che non ci stancheremo mai di averlo con noi. Anche se con forme e tagli differenti, è sempre al centro delle tendenze in fatto di abbigliamento, proprio per sua vasta adattabilità a tutti i contesti.

“” Il termine jeans o blue jeans indica realmente quei pantaloni con i caratteristici rivetti di rame o di metallo, con il bottone centrale di metallo, taglio a 5 tasche, di cui le posteriori cucite sopra la stoffa del corpo dei pantaloni, con l’etichetta detta salpa inserita nella parte posteriore in alto a destra.””

Breve storia dei Jeans

Denim e jeans: Da dove giungono questi i nomi? Il termine jeans proviene da un tipo di materiale che è stato inventato e prodotto in Europa, esattamente in Italia. Il “blue de Genes” (da qui: blue jeans) indicava un particolare tipo di telo di colore blu adoperato sulle navi per coprire le merci. Difatti questo materiale, in un periodo successivo fu utilizzato per confezionare le divise dei marinai di Genova. La parola ‘denim’ invece, probabilmente proveniva dal nome di un materiale prodotto in una piccola città francese, il nome dalla città è Nîmes in Francia, tanto e vero che il denim un tempo era detto tela de Nîmes

18 ° secolo

In un primo momento, il tessuto Jean è stato fatto da una mescolanza di materiali Eppure, nel XVIII secolo con il lavoro degli schiavi e le piantagioni di cotone in aumento, il tessuto Jean è stato fatto completamente di cotone. I lavoratori indossavano il tessuto Jean perché il materiale era molto forte e non si usurava facilmente. Di solito era tinto con indaco, un colorante proveniente da piante originarie dell’America e dell’India, che rendeva il colore blu scuro, che conosciamo anche oggi.

19 ° secolo

Nel 1848, in seguito alla febbre dell’oro trovato in California (non troppo lontano da San Francisco). I cercatori d’oro richiedevano vestiti forti e che non si lacerassero facilmente. Nel 1853, un uomo chiamato Leob Strauss lascio la sua casa a New York e si trasferì a San Francisco, dove aveva iniziato la produzione e il commercio all’ingrosso di questi robusti indumenti. Strauss tardi cambiò il suo nome da Leob a Levi.

Rivetti

Un grosso problema con i vestiti creati per i minatori erano le tasche, che si strappavano facilmente. Un uomo di nome Jacob Davis ebbe l’idea di utilizzare rivetti metallici (usati in ferramenta) per rinforzare le tasche dei jeans. Davis avrebbe voluto brevettare la sua idea, tuttavia non aveva abbastanza denaro, così nel 1872, scrisse a Levi Strauss e lo convinse a fare un affare, ovvero, se Strauss avesse pagato per il brevetto, glielo avrebbe ceduto per un piccolo compenso. Strauss accettò, e iniziò a montare rivetti rame sulla sua “tuta vita” (come i jeans venivano chiamati allora).

Questo secolo

1930

Nel 1930, Hollywood iniziò a produrre molti film western. I “Cowboy” spesso, indossavano jeans in questi film che diventarono molto popolari. Molti americani desideravano assomigliare ai loro amati attori, e quindi iniziarono a diffondersi tra i giovani fan.

1940

Durante il periodo della seconda guerra mondiale la produzione di jeans calò tantissimo, tuttavia sono state prodotte delle tute di jeans utilizzate dai soldati americani, che le indossavano quando erano fuori servizio. Dopo la guerra, però, Levi ha iniziato a vendere e diffondere i suoi prodotti in tutta l’America. Iniziarono così a produrre nuove aziende rivali, come Wrangler e Lee, iniziando a competere con Levi per una quota di questo nuovo mercato.

 1950

Nel 1950, il denim divenne molto popolare tra i giovani. Era il simbolo degli adolescenti ribelli incentivati da TV e film, nacquero delle vere icone come James Dean, diventando un simbolo di disubbidienza. Alcune scuole negli USA fu addirittura fu vietato ai studenti di indossare i jeans.

1960

Nel 1960 molti, molti studenti universitari indossavano jeans. Diversi stili di jeans ormai si trovavano: jeans ricamati, jeans dipinti, jeans psichedelici, ecc. Iniziava una nuova moda. In molti paesi non occidentali, i jeans era divenuto un simbolo della ‘decadenza occidentale’ erano introvabili e molto difficili da acquisire. Molte aziende americane in quegli anni ricevevano lettere da persone di tutto il mondo che gli chiedevano di spedire loro un paio di ambiti jeans.

1970

Alla fine degli anni 1970, i jeans iniziarono ad essere reso sempre più diffusi ed economici, I jeans alimentarono la produzione delle fabbriche del sud America, grandi produttori di cotone, (basta pensare, purtroppo, agli schiavi che raccoglievano il cotone in quei campi, anni prima) Sempre più persone nei paesi del Sud indossavano jeans, orami un capo usato tutti i giorni.

1980

Questi sono gli anni del boom della produzione di jeans, ormai negli anni ottanta diventò finalmente abbigliamento di alta moda, quando famosi stilisti e designer iniziarono a disegnare e produrre i propri stili di jeans, con le proprie etichette. Le vendite di jeans furono in netto incremento.

1990

In seguito alla recessione economica mondiale la vendita di jeans ha smesso di crescere. O meglio è calata l’espansione degli anni precedenti, tuttavia questo fenomeno è legato alle regole del mercato e si possono riscontrare anche in altri abiti commerciali.

E il 21 ° secolo

 …… Possiamo asserire che ormai il jeans è diventato un capo di uso comune, difficilmente troveremo qualcuno che non ne ha un paio nel guardaroba, ce ne per tutte le tasche e di tutte le forge: il futuro cosa ci riserverà, non lo so però, posso ipotizzare che con l’evoluzione tecnologica troveremo dei capi all’avanguardia e chissà con quali qualità … beh lo scopriremo.

 

 Quali indossare

Vorrei dare qualche consiglio, e indicazione su quale jeans è più consono al vostro fisico perché secondo me, non c’è niente come un paio di jeans che si adattano perfettamente al tuo corpo. Sono gradevoli, comodi e poi i jeans sono il capo di abbigliamento più versatile che esiste! Si indossano al lavoro, per la sera o per andare in giro a sbrigare commissioni sono adatti a tutte le ore. Ma come trovare il capo perfetto:

 La zampa d’elefante:

Questo modello è nato negli anni ’70, tipico della moda hippy, è un jeans molto comodo, la parte della vita è aderente e poi si allarga, scendendo lungo la gamba fino a giungere alla massima larghezza nell’apertura del fondo. Questa forma è molto adatta a chi è dotata di un fondoschiena esuberante, questo modello è sconsigliato in caso di gambe non troppo lunghe, poiché data la forma tende a schiacciare, visivamente la figura e la lunghezza delle gambe.

Bell bottom:

Sono analoghi ai Jeans con la zampa di elefante, tuttavia presentano, una zampa particolarmente larga e lunga, avvolgendo completamente le scarpe proprio come una campana bell.

Boot cut:

Jeans dalla gamba con la forma lievemente scampanata per essere indossati, come suggerisce il nome, con un paio di stivali. La loro forma si avvicina a quella dei jeans a zampa di elefante

Flare:

Sono i jeans a zampa di elefante, stretti sulla coscia e gradualmente svasati a partire dal ginocchio, tornati di moda direttamente dagli anni ’60 e ’70.

Wide leg:

Sarebbero i famosi pantaloni palazzo però in tela denim, ovvero la gamba si allarga progressivamente già a partire dai fianchi.

 

La vita alta:

E’ un jeans che ha la cintola che arriva dall’ombelico in su, solitamente ha la gamba a sigaretta, oppure a zampa d’elefante, tuttavia quasi mai è un modello largo, poiché la sua forma evidenzia il punto vita per vita per esaltarlo. E’ adatto per chi ha una vita molto stretta oppure per chi ha i fianchi stretti o normali, questo jeans è ideale per chi vuole dare slancio alla figura. È decisamente sconsigliato invece, per chi ha una vita larga.

La vita bassa:

Ultimamente i jeans di questo tipo sono molto diffusi, in questo modello la vita giunge sotto all’ombelico, all’altezza delle anche. Questi modelli vanno bene un po’ per tutte, ovvero sia per fianchi stretti che per fianchi larghi, e per tutte le altezze è indispensabile far riferimento al tipo di modello del jeans: aderente, a zampa d’elefante, ecc. Sono da evitare se avete un rotolino di troppo (diciamo la pancetta). Qui però, farei un piccolo appunto, se indossate questo modello, dovreste indossate anche biancheria intima a vita bassa, e davvero sgradevole vedere la biancheria che spunta fuori, lo trovo anche al quanto volgare.

Il modello skinny:

È un jeans molto aderente ed è contraddistinto dalla tipica gamba a “sigaretta”, ovvero, con l’apertura sul fondo piuttosto stretta. Questo modello è adatto per le ragazze alte o di media statura, tuttavia tendenzialmente magre. Inadeguati non solo per chi ha i fianchi larghi, ma anche le gambe corte. Possono favorire la silhouette ad apparire più slanciata e sottile ed essere indossati all’interno di un paio di stivali oppure con sandali dai tacchi alti.

Sono molto attaccati sulla gamba, proprio come una seconda pelle … skin da qui’ il nome, solitamente di tessuto molto elasticizzato, quasi come quello di un paio di jeggings, però completo di tasche, zip e passanti.

 Slim:

Questi jeans dalla forma diritta e aderente, in tela non troppo sottile, leggermente elasticizzati.

Il tipo largo:

Questi jeans si presentano larghi per tutta la loro estensione dalla vita ai piedi. Sono molto comodi e sportivi. Sono consigliati per chi vuole nascondere fianchi e cosce abbastanza ampi. Sconsigliati per ragazze più piccole di statura o per chi ha qualche chilo di troppo, poiché evidenzierebbe ancora più le rotondità.

Mom:

Molto in voga negli anni ’90, si presentano con il taglio morbido sulla gamba, aderenti però non troppo, solitamente sono composti da una tela rigida non elasticizzata e la vita alta, possono essere indossati con comodità, magari con un doppio risvolto alla caviglia per valorizzare un paio di scarpe speciali.

 

Straight:

Per chi non ha gambe particolarmente lunghe invece, un ottimo espediente è usare jeans dalla gamba a forma detta “sigaretta” oppure “straitgh”, Che significa infatti dritta! Poiché danno l’impressione visiva di allungare e slanciare la gamba. Sono i jeans diritti, non troppo aderenti, non troppo stretti alla caviglia, dal taglio maschile, non elasticizzati

Jeggings:

 Questo modello è adatto un po’per tutte le figure, è una via di mezzo tra i leggings che sono elasticizzati ed il tessuto dei jeans, un modello morbido dal tessuto sottile e molto elasticizzato, privo di tasche o alcuni casi troviamo un ornamento sottile di tasche finte, zip, bottoni e passanti per la cintura.

Roll-up:

Sono tutti più corti o arrotolati su, e come i pantaloni questi jeans ricordano il modello Capri, ovvero, lasciano scoperta la caviglia attraverso il roll-up, o risvolto.

Piuttosto il 7/8 per meglio dire come il modello capri sono i jeans aderenti sulle gambe che lasciano scoperte le caviglie. Invece il pinocchietto: come i jeans capri, però più corti, scoprono anche una parte dei polpacci.

E infine il colore:

 E’ importante optare il colore per il jeans per diverse occasioni; il tipo più classico è il denim blu che può essere abbinato sia con capi eleganti che sportivi.

 I jeans neri piuttosto si abbinano più facilmente con maglie o camicie eleganti. Ci sono poi quelli molto chiari che si trovano più raramente e, pur essendo belli e versatili, rischiano di sporcarsi facilmente, e poi sono più adatti per il giorno e abbinati con capi sportivi.

Piuttosto per il giorno potrete sbizzarrirvi come più vi piace il colore è vita!

Ultimo consiglio che vale per qualsiasi cosa indossiate il buon gusto ci vuole sempre… Un esempio di orrido gusto… ecco a voi la foto!

E questi in realtà non li saprei definire… se non Volgari!

Anche un ottima materia prima per creare arte … e non solo … che ne dite di questa ringhiera? … Scusate se mi sono dilungata spero di esservi stata utile, Anche piccola digressione professionale, ho studiato moda e costume!

Ma io li adoro … Un capo intramontabile

vi saluto alla prossima recensione Teresa

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